Riabilitazione e tecnologie
Strumenti usati nel percorso riabilitativo della diastasi: che cosa fanno e che cosa no
Risposta rapida
Nel percorso di pre-abilitazione e ri-abilitazione lo studio impiega quattro strumenti fisici: un laser a bassa potenza sul grasso sottocutaneo, un massaggio endodermico a depressione per drenaggio e cicatrice, la tecarterapia per edema e dolore dopo l'intervento e la stimolazione muscolare magnetica per il tono del tronco. Sono supporti al percorso: nessuno agisce sulla linea alba né sulla distanza fra i muscoli retti, e per nessuno esistono studi controllati sulla diastasi.

Quali strumenti si usano nel percorso riabilitativo e con quale ruolo?
Il percorso di pre-abilitazione e ri-abilitazione è fatto soprattutto di valutazione, respiro, esercizio attivo e ginnastica ipopressiva. Accanto a questo, lo studio dispone di quattro apparecchiature di terapia fisica, ciascuna con un compito circoscritto e una fase precisa. Questa pagina le descrive una per una: su quale principio lavorano, quando vengono proposte, quante sedute prevedono, che cosa si percepisce, quando non sono indicate e, soprattutto, che cosa non fanno.
Vale una premessa comune. La diastasi è un allargamento della linea alba, la fascia che unisce i due muscoli retti: nessuno di questi strumenti agisce sulla fascia, e nessuno riduce la distanza fra i muscoli. Il loro ruolo è preparare i tessuti prima dell'intervento e accompagnare il recupero dopo.
Che cos'è il laser a bassa potenza sul grasso sottocutaneo?
È un'apparecchiatura a luce laser a bassa potenza (in letteratura low-level laser therapy, LLLT; il dispositivo in uso nello studio è MyLipolaser) con pannelli emettitori che si appoggiano sulla cute. La luce, nel rosso o vicino infrarosso, attraversa i primi millimetri di pelle e raggiunge il tessuto adiposo sottocutaneo: non taglia, non riscalda in modo significativo, non asporta tessuto. L'ipotesi d'azione è la formazione di pori transitori nella membrana degli adipociti, con fuoriuscita di trigliceridi poi drenati per via linfatica; le cellule restano, con volume ridotto, e l'effetto è reversibile se alimentazione e movimento non lo sostengono.
Fase e sedute. Viene proposto, in casi selezionati, nella pre-abilitazione, quando la valutazione chirurgica giudica utile ridurre lo spessore del pannicolo adiposo addominale prima della riparazione. Ciclo abituale di sei-dieci sedute di venti-trenta minuti, una o due a settimana, abbinate ad attività aerobica leggera nelle ore successive. La persona percepisce al più un lieve tepore; possibili arrossamento transitorio o lieve indolenzimento.
Che cosa non fa e quando non è indicato. Non fa perdere peso, non elimina la cute in eccesso, non sostituisce la lipoaspirazione quando i volumi sono importanti, non corregge la diastasi. Non si esegue in gravidanza e allattamento, con neoplasie attive, pacemaker o dispositivi impiantati, gravi malattie epatiche o renali, fotosensibilità, infezioni o ferite nella zona.

Che cos'è il massaggio endodermico a depressione per drenaggio e cicatrice?
È un massaggio meccanico a depressione (l'apparecchiatura in uso è Starvac): un manipolo con una camera di aspirazione regolabile solleva una plica di cute e sottocute e viene fatto scorrere lungo direzioni definite. È la forma meccanizzata e standardizzata del massaggio manuale di scollamento e drenaggio: mobilizza la cute rispetto ai piani sottostanti, stimola il connettivo sottocutaneo e modifica transitoriamente il flusso sanguigno e linfatico locale.
Fase e sedute. Prima dell'intervento, quando indicato, per ridurre il ristagno di liquidi e preparare i tessuti; dopo l'intervento, nel trattamento della cicatrice e degli edemi, solo a ferita completamente chiusa, di norma dopo tre-quattro settimane e con il via del chirurgo, a intensità ridotte e progressive. Cicli di otto-dodici sedute di venti-trenta minuti, una o due a settimana. Si percepisce una trazione graduabile; possibili arrossamenti e, con intensità elevate, piccole ecchimosi che si riassorbono in pochi giorni.
Che cosa non fa e quando non è indicato. Non riduce la distanza fra i retti, non elimina cute in eccesso né grasso, non sostituisce la riabilitazione attiva né l'intervento. Non si esegue su ferite non chiuse, infezioni cutanee, trombosi o flebiti, neoplasie attive, terapie anticoagulanti non controllate, fragilità capillare marcata, gravidanza.

Che cos'è la tecarterapia nella riabilitazione dopo l'intervento?
La tecarterapia (trasferimento energetico capacitivo e resistivo; l'apparecchiatura in uso è Tecar SIN) applica una corrente alternata in radiofrequenza, in genere fra 0,3 e 1 MHz, fra un elettrodo mobile manovrato dal terapista e una piastra di ritorno. La resistenza dei tessuti al passaggio della corrente produce calore al loro interno, non sulla pelle. La modalità capacitiva concentra l'energia nei tessuti superficiali ricchi d'acqua (muscolo, sottocute), la resistiva nei tessuti profondi a maggiore resistenza (fasce, tendini, cicatrice). Gli effetti descritti sono vasodilatazione, aumento della temperatura tissutale e modulazione del dolore.
Fase e sedute. Nelle prime settimane dopo la riparazione della parete, a ferita chiusa e con il via del chirurgo, con parametri bassi e lontano dalle incisioni; intensità e vicinanza alla zona operata crescono con la cicatrizzazione. Obiettivi: edema post-operatorio, dolore, mobilità dei tessuti rispetto ai piani profondi. Cicli di sei-dieci sedute di venti-trenta minuti, due o tre a settimana; si percepisce un calore profondo regolabile da atermico a caldo evidente. Le reti sintetiche non metalliche non sono una controindicazione.
Che cosa non fa e quando non è indicata. Non accelera la maturazione della riparazione fasciale, non modifica posizione o integrazione della rete, non sostituisce la riabilitazione attiva. Non si esegue con pacemaker, defibrillatori e dispositivi impiantati, in gravidanza, con neoplasie attive, infezioni o ferite aperte, alterazioni della sensibilità termica, trombosi in atto.

Che cos'è la stimolazione muscolare magnetica ad alta intensità per il core?
È una stimolazione muscolare magnetica ad alta intensità (HI-EMT; l'apparecchiatura in uso è MyBodyTone). Un applicatore tenuto da una fascia genera un campo magnetico pulsato dell'ordine di 1-2 tesla che, per induzione, depolarizza i nervi motori: il muscolo si contrae in modo involontario e ripetuto, con frequenza e intensità impostate dall'operatore, senza elettrodi né passaggio di corrente attraverso la cute. L'interesse nel percorso della diastasi sta in una caratteristica: la contrazione avviene a persona distesa e rilassata, senza il gesto del crunch e senza l'aumento di pressione intra-addominale che gli esercizi classici producono sulla linea mediana.
Fase e sedute. Prima dell'intervento, da circa tre mesi prima, con un ciclo di otto-dodici sedute per il tono della muscolatura del tronco (retti, obliqui, trasverso), in associazione alla ginnastica ipopressiva; dopo l'intervento, in riabilitazione, con il via del chirurgo e intensità progressive fino alle soglie piene a riparazione matura. Una seduta dura circa trenta minuti; le contrazioni sono intense e non dolorose, con possibile indolenzimento nei giorni successivi.
Che cosa non fa e quando non è indicata. Non chiude la diastasi, non sostituisce l'esercizio attivo e il controllo della pressione addominale, non elimina grasso né cute in eccesso. Non si esegue con pacemaker, defibrillatori, dispositivi impiantati, protesi o mezzi di sintesi metallici nell'area, in gravidanza, con neoplasie attive, epilessia, ernie non trattate nella zona, ferite non chiuse. Le reti sintetiche non metalliche non sono una controindicazione.

Qual è il livello di evidenza e che cosa non fanno questi strumenti?
Per nessuno dei quattro strumenti esistono studi controllati che dimostrino un effetto sulla diastasi o sull'esito della sua riparazione: vengono proposti come supporto al percorso riabilitativo, non come cura. Gli studi disponibili sui singoli principi fisici, fuori dalla diastasi, sono per lo più di piccole dimensioni e con esiti misurati in modo eterogeneo: per il laser a bassa potenza sul grasso localizzato risultati modesti e non uniformi; per il massaggio meccanico a depressione su cicatrici ed edemi prove basate sulla pratica clinica; per la tecarterapia nel dolore muscolo-scheletrico revisioni con prove di qualità bassa o moderata; per la stimolazione magnetica misure a breve termine di spessore muscolare e grasso in piccoli gruppi di persone sane.
Lo studio non attribuisce a nessuna di queste apparecchiature un effetto sull'esito dell'intervento. Ciò che agisce sulla parete sono la riabilitazione attiva, descritta nella pagina pre-abilitazione e ri-abilitazione, e, quando è indicata, la riparazione chirurgica.
Dove sono descritti gli impieghi estetici degli stessi strumenti?
Questo sito si occupa della funzione della parete addominale: la diastasi, la sua riparazione e il percorso che la accompagna. Gli impieghi degli stessi principi fisici con finalità estetica (grasso localizzato, cellulite, tono cutaneo, definizione muscolare) appartengono alla chirurgia plastica ed estetica e sono trattati sul sito del Dott. Fiori dedicato alla forma, federico-fiori.it.
Domande frequenti
Questi strumenti curano la diastasi?
No. La diastasi riguarda la linea alba, la fascia che unisce i muscoli retti; laser, massaggio endodermico, tecarterapia e stimolazione magnetica agiscono su grasso, pelle, tessuti operati e muscoli. Non esistono studi controllati che dimostrino un effetto sulla distanza fra i retti.
Quando si iniziano dopo l'intervento?
A ferita chiusa e con il via del chirurgo: il massaggio endodermico sulla cicatrice di norma dopo tre-quattro settimane; la tecarterapia nelle prime settimane con parametri bassi e lontano dalle incisioni; la stimolazione magnetica con intensità progressive. Il laser a bassa potenza appartiene invece alla fase prima dell'intervento.
Sono compatibili con la rete?
Le protesi in materiale sintetico non metallico non rappresentano una controindicazione per tecarterapia e stimolazione magnetica; l'operatore adatta intensità e modalità alla zona operata e si attende comunque il via del chirurgo.
Quali sono le controindicazioni comuni?
Pacemaker e dispositivi elettronici impiantati, gravidanza, neoplasie attive, infezioni o ferite aperte nella zona. Ogni strumento ne ha di proprie, elencate nella sua sezione; la valutazione medica preliminare verifica l'idoneità e, soprattutto, se il trattamento ha senso nel caso specifico.
La stimolazione magnetica può peggiorare la diastasi?
Con i parametri impostati dal terapista le contrazioni avvengono a persona distesa, senza il gesto del crunch e senza l'aumento di pressione intra-addominale degli esercizi classici; per questo viene proposta anche quando gli addominali tradizionali sono sconsigliati. La valutazione preliminare esclude i casi in cui non è indicata.
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