Riabilitazione e tecnologie
Tecar SIN: la tecarterapia nella riabilitazione dopo l'intervento
Risposta rapida
La tecarterapia (trasferimento energetico capacitivo e resistivo) applica una corrente in radiofrequenza fra un elettrodo mobile e una piastra di ritorno: il passaggio di energia produce calore all'interno dei tessuti, non sulla pelle. Nel percorso della diastasi viene proposta nelle prime settimane dopo l'intervento, con il via del chirurgo, per edema, dolore e mobilità dei tessuti operati. Non agisce sulla riparazione in sé.




Che cos'è la tecarterapia e su quale principio fisico lavora?
La tecarterapia (dall'acronimo TECAR, trasferimento energetico capacitivo e resistivo) è una terapia fisica strumentale. Un generatore eroga una corrente alternata in radiofrequenza, in genere fra 0,3 e 1 MHz, che passa attraverso i tessuti compresi fra un elettrodo mobile, manovrato dal terapista, e una piastra di ritorno appoggiata sul corpo. La resistenza che i tessuti oppongono al passaggio della corrente produce calore al loro interno (calore endogeno), a differenza delle fonti di calore esterne che riscaldano prima la pelle.
La modalità capacitiva concentra l'energia nei tessuti ricchi d'acqua e superficiali (muscolo, sottocute); la modalità resistiva la indirizza verso i tessuti a maggiore resistenza e più profondi (fasce, tendini, tessuto cicatriziale). Gli effetti fisiologici descritti sono vasodilatazione locale, aumento della temperatura tissutale e modulazione del dolore; l'intensità è regolabile da livelli atermici a livelli di calore evidente.
Nel percorso della diastasi la Tecar SIN è una delle metodiche della fase di ri-abilitazione, nelle settimane successive alla riparazione della parete, in associazione al trattamento della cicatrice. Non agisce sulla sutura, sulla rete né sulla distanza fra i muscoli retti.

Quando si usa dopo l'intervento, quante sedute servono e che cosa si percepisce?
Si inizia nella prima fase della riabilitazione, con il via del chirurgo e a ferita chiusa, con parametri bassi e lontano dalle incisioni; l'intensità e la vicinanza alle zone operate crescono con il procedere della cicatrizzazione. Gli obiettivi sono la riduzione dell'edema post-operatorio, il controllo del dolore e la mobilità dei tessuti rispetto ai piani profondi.
Un ciclo prevede di solito sei-dieci sedute, due o tre a settimana, di venti-trenta minuti. Il terapista applica un gel conduttivo e fa scorrere l'elettrodo sull'area; la persona percepisce un calore profondo e diffuso, regolato in base alla sensibilità. Intensità e durata vengono adattate caso per caso e il protocollo si definisce con il chirurgo e il terapista.
Quali sono i limiti, quando non è indicata e qual è il livello di evidenza?
Livello di evidenza. Non esistono studi controllati che dimostrino un effetto di questo trattamento sulla diastasi o sull'esito della sua riparazione; viene proposto come supporto al percorso riabilitativo. Per il dolore e la funzione in ambito muscolo-scheletrico la letteratura sulla tecarterapia è costituita soprattutto da studi di piccole dimensioni e con confronti eterogenei: le revisioni disponibili indicano prove di qualità bassa o moderata, non conclusive.
Che cosa non fa. Non accelera la maturazione della riparazione fasciale, non modifica la posizione o l'integrazione della rete, non sostituisce la riabilitazione attiva e gli esercizi di controllo della pressione addominale.
Quando non è indicata. Pacemaker, defibrillatori e altri dispositivi elettronici impiantati, gravidanza, neoplasie attive, infezioni o ferite aperte nella zona da trattare, alterazioni della sensibilità termica, trombosi in atto. Le reti in materiale sintetico non metallico non rappresentano una controindicazione; le modalità vengono adattate alla zona operata.
La forma e la funzione. Questo sito si occupa della funzione della parete addominale. Gli impieghi della radiofrequenza con finalità estetica (tono cutaneo, rimodellamento) appartengono alla chirurgia plastica ed estetica e sono trattati sul sito del Dott. Fiori dedicato alla forma, federico-fiori.it.
Domande frequenti
Quando si inizia la Tecar dopo l'intervento per la diastasi?
Nella prima fase della riabilitazione, a ferita chiusa e con il via del chirurgo, con parametri bassi e lontano dalle incisioni; intensità e vicinanza alla zona operata aumentano con il procedere della cicatrizzazione.
La Tecar è compatibile con la rete?
Sì: le protesi in materiale sintetico non metallico non rappresentano una controindicazione. L'operatore adatta le modalità e le intensità alla zona operata.
Quali sono le controindicazioni?
Pacemaker e dispositivi elettronici impiantati, gravidanza, neoplasie attive, infezioni in atto sulla zona da trattare e alterazioni della sensibilità termica. La valutazione preliminare le esclude.
La Tecar agisce sulla diastasi?
No. Agisce su edema, dolore e mobilità dei tessuti operati; non modifica la riparazione fasciale né la distanza fra i muscoli retti. Non esistono studi controllati che dimostrino un effetto sulla diastasi.